Once in a lifetime: Teófilo Cubillas

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L’8 marzo 1949 nasce a Lima Teófilo Juan Cubillas Arizaga, di professione calciatore. Per quelli del mio giro, “El Nene” non era solo una straordinaria icona, una figurina quasi introvabile ed una capigliatura estrema da puro orgoglio tricotico. Teófilo era il miglior talento naturale del continente sudamericano dopo Pelè. Anzi, per dirla proprio con lui, con O Rey, il suo più degno successore. Perchè Cubillas era eccezionalmente abile non solo quando doveva dare del tu alla palla ma, anche e soprattutto, quando doveva muoversi sul terreno di gioco facendosi trovare sempre al posto giusto al momento giusto, pronto a raddoppiare le marcature, a sfilare la sfera agli avversari, ad aprire il gioco in profondità o sulle fasce laterali seguendo da vicino l’azione per poi concluderla magari gonfiando la rete avversaria. Quella di Teófilo era pura arte pallonara. Sembrava infatti che avesse la capacità di vedere e sentire l’azione ben prima che prendesse vita. Per questo “El Nene” divenne un “uomo squadra” in tutti i club in cui ha militato, un trascinatore, onnipresente in tutti i momenti fondamentali del match, in quelli più cruciali quando il vento cambiava improvvisamente direzione come la sorte o il caso. Era per via di questo suo innato talento che venne definito il giocatore più europeo del Sudamerica, quasi a rimarcare una specialità del tutto atipica rispetto al contesto. Con lui in campo le squadre sembravano infatti acquisire carattere e personalità, davano una sensazione di solidità e robustezza, parevano ben più forti di quello che erano in realtà. Finchè vestì la maglia del Perù, la blanquiroja ottenne risultati stupefacenti, mettendo spesso in fila le più blasonate nazionali di Argentina e Brasile e sfiorando traguardi impensabili. Ai Mondiali messicani del 1970 finì al terzo posto nella classifica marcatori dopo Gerd Müller e Jairzinho, strappando alla critica il titolo di “Miglior giovane” della competizione. Nel 1975 guidò il Perù alla conquista della Copa América eliminando Cile, Bolivia, Brasile e Colombia ed ottenendo la nomina di “Miglior giocatore” del torneo. Ai successivi Mondiali argentini del 1978, quelli della vergogna non solo per la triste parata militare della giunta golpista ma anche per la pessima e servile figura rimediata dalla sua nazionale che regalò la goleada ai padroni di casa aprendo loro le porte della semifinale, Cubillas va a segno a ripetizione finendo da solo alle spalle di Kempes. Per quei risultati Teófilo detiene ancora oggi un record imbattuto perchè è uno dei tre giocatori al mondo, gli altri due sono Klose e Thomas Müller, ad aver segnato almeno 5 gol in due differenti campionati mondiali. Con la maglia dell’Alianza di Lima segna 116 reti in 175 partite, con quella del Porto ben 65 in 108 presenze entrando nel leggendario albo d’oro della squadra portoghese. Poi, dopo una parentesi nel Soccer americano, cìè anche spazio per un applaudito ritorno a casa prima del ritiro. Cubillas è stato uno dei più grandi centrocampisti di sempre, uno che quanto a stile, eleganza e concretezza è stato secondo solo a mostri sacri come Pelè, Maradona e Platini. “El Nene” è stato un “diez” vecchio stile, abile palla al piede e con una grande visione di gioco ma anche un assoluto funambolo, capace di punizioni impossibili, tocchi vertiginosi e giocate mozzafiato, che ha sempre messo in mostra un calcio raro e romantico, rapido e veloce, fantasioso ed efficace.