Once in a lifetime: Wanderers – Royal Engineers 1-0

 

Il 16 marzo 1872 va in scena la prima finale della Coppa d’Inghilterra. Ad affrontarsi sull’insidioso terreno di gioco del Kennington Oval due formazioni, i Wanderers e i Royal Engineers. La prima edizione della Coppa è riservata solo ai club dilettantistici. In quell’Inghilterra vittoriana il calcio sta ancora muovendo i primi passi. A football si giocava solo nei college e nelle scuole dell’upper class come nelle università più prestigiose. Perché il football nel 1872 è ancora uno sport d’elite, praticato da rampolli agiati che possono permettersi di sprecare tutte le loro energie fisiche per rincorrere e calciare una palla. Il football moderno è figlio di quell’ambiente esclusivo e da lì eredita buona parte delle sue prime regole, come ad esempio il fatto che ci si giocasse in squadre composte da undici calciatori, circostanza principalmente dovuta al fatto che le classi era composte da dieci alunni ai quali ovviamente si aggiungeva il maestro. Ma le potenzialità di quello strano sport che assomigliava al rugby ma che si giocava con gli arti meno nobili erano già grandi e straordinarie. Così, in un crescendo di interesse, era nata l’idea di una competizione che mettesse di fronte i migliori talenti e le squadre più forti dell’intero paese. L’idea era venuta a Charles Alcock, un padre fondatore della Football Association. Pensò ad un torneo moderno con sorteggio secco e ad eliminazione diretta proprio come quello che lo stesso Alcock aveva praticato per anni nella sua scuola di Harrow, nel nord di Londra. A quella prima edizione parteciparono quindici squadre, tra cui gli scozzesi del Queens Park di Glasgow. Il cartellone risentì non solo dei risultati degli scontri in programma ma anche degli improvvisi abbandoni determinati da risorse talmente scarse da impedire le trasferte. Alla fine a ritrovarsi di fronte in finale, all’Oval, su un terreno dove normalmente si giocava a cricket, davanti a duemila persone, furono i Wanderers e i Royal Engineers. Era certamente un gran bel vedere, anche cromatico. Perchè al nero, viola e rosa dei primi si contrapponeva il rosso e blu dei secondi. Lo schema tattico era sostanzialmente il medesimo. Una folla di attaccanti, in numero variabile da otto a sette, si contendeva ferocemente il pallone nella zona di metà campo spingendo in difesa l’altra squadra. Nonostante l’audacia di quegli schemi e l’apparente poca importanza dedicata alle strategie difensive, la partita finì con lo striminzito risultato di uno a zero per i Wanderers. Ad andare in gol, infilando il pallone in una porta ancora sprovvista di reti, fu un dotato rampollo di belle speranze di nome Morton Betts, un giocatore che faceva della duttilità la sua arma migliore. Morton era infatti un apprezzato atleta, giocava benissimo a cricket ma anche a football se la cavava discretamente sia come full-back che come portiere. Narrano le cronache che il suo non fu però un gran gol. Betts raccolse e depositò in porta, con il più classico dei tap-in, una palla vagante infilata in un nugolo di gambe avversarie dal talentuoso compagno di squadra Vidal Walpole, che passerà alla storia con l’emblematico soprannome di “principe del dribbling”. La prima finale di Challenge Cup fu una partita vera, dura e combattuta come si addice alla migliore tradizione iconografica del football britannico. Non pochi furono i calciatori che uscirono infatti dal campo con danni di media e grave entità, come toccò in sorte al capitano e anima dei Royal Engineers, il tenente Edmund Creswell, che rimase in campo eroicamente sino alla fine pur facendo i conti con il lancinante dolore di una clavicola rotta. Il football doveva ancora scoprire la sua grande vocazione popolare ma la sua cavalcata era iniziata. Nonostante i cento e più anni trascorsi da quella prima finale quello spirito sembra in parte essere sopravvissuto. Perché, ancora oggi, la F.A. Cup mantiene inalterato il suo carattere di fondo, rimanendo una delle poche competizioni ancora aperte a tutte le squadre di ogni grado e categoria. Ancora oggi tutti attendono il sorteggio del terzo turno per scoprire quale piccola squadra di provincia sfiderà i blasonati squadroni della Premier. E spesso, per fortuna, l’esito, magari dopo un paio di spettacolari replay, rimane del tutto incerto. Come il gioco stesso e la nostra vita.